Le président ha gli occhi puntati addosso. Il settimanale Le Point, come riportano le agenzie italiane, e di seguito anche i giornali on line, ha scoperto che un suo discorso sull’emergenza agricoltura in Francia è per alcune parti ‘copiato’ da un suo vecchio discorso. Sostanzialmente, il settimanale ha beccato Nicolas a riciclare i suoi discorsi. Per i francesi, quello dell’agricoltura è un tema sensibile. E Le Point ha fatto bene a prestare un po’ più della solita attenzione che si dà ai discorsi ufficiali. Mi chiedo solo se queste ‘lezioni’ di giornalismo vengano almeno prese in considerazione dalle nostre parti. E visto che i giornali, che li compriamo o no, li paghiamo lo stesso, non dispiacerebbe sapere che le chiacchiere qualcuno se le segna e non se le dimentica.
Di seguito le tabelle dei contributi erogati alla stampa nel 2008, direttamente dal sito della presidenza del consiglio dei ministri. Tanto per farsi un’idea. (foto flickr/bwillis) Continua a leggere…

Diventerò cinico. Lo sento. Se questo modo di fare il giornalista non cambia, prima o poi lo divento davvero. Mi è arrivato un comunicato stampa: una conferenza sulla povertà. Ho perso il conto di quante conferenze su questo tema ho frequentato, per lavoro. Alcune rientrano in programmi finanziati ora da questa, ora da quella organizzazione. Appuntamenti di sensibilizzazione, che però hanno l’effetto opposto. Ti rendono insensibile. La prima cosa che ho pensato quando ho visto il comunicato è stata: diranno sempre le stesse cose. Poi: speriamo che non mandino me. Quando guardi tra i nominativi degli interventi, poi, capisci che sei tra amici. Ormai li conosci tutti. Alle conferenze si danno le pacche sulle spalle. Prendi la cartellina stampa. Segni il tuo nome in giro, strette di mano, sorrisi di circostanza. Si comincia. Numeri, richieste non ascoltate, critiche al governo. Spazio per gli interventi. Silenzio. E nessuno si chiede perché non ci sono domande.
E’ capitato per caso. Sulle pagine del quotidiano Le Soir d’Algérie, prima dello sport, c’è una sezione dedicata alla corruzione. Le Soir è considerato un giornale indipendente, piuttosto giovanile. In questi giorni vengono riportati alcuni dati di un rapporto mondiale sulla corruzione pubblicato in Francia, ma l’indirizzo email in fondo alla pagina per le segnalazioni lascia pensare che sia un tema particolarmente caro al giornale. Pensavo come potrebbe essere un quotidiano italiano con uno spazio completamente dedicato alla corruzione. Nomi, fatti, processi, condanne e foto. Ce ne sarebbe di roba da mettere, e profili e processi da aggiornare. Sarebbe la parte più letta. Attirerebbe anche l’attenzione degli inserzionisti pubblicitari e potrebbe fare la fortuna dell’editore, se fossimo anche noi in Algeria. O forse più semplicemente, non servirebbe a nulla lo stesso. Magari solo per sentirsi dire, poi: piove, governo ladro. Il giornale si può leggere sul sito www.lesoirdalgerie.com, dove si può trovare anche la versione pdf gratuita del quotidiano. 
Gli italiani, compreso il sottoscritto, mi ricordano tanto quelli che Colombo, non il tenente ma Cristoforo, credeva fossero indiani. Quelli delle Indie, che tali non erano. Tra i primi conquistatori del nuovo mondo l’usanza di donare gingilli in cambio di oro era pratica diffusa, a quanto dicono, e gli indigeni di fronte alla novità non lesinavano nel cedere qualcosa che valeva più di un pezzo di legno finemente intagliato o cose del genere. Abbiamo sempre e costantemente bisogno di qualcosa con cui giocare. Ci danno il cellulare e diventiamo maniaci in barba alla crisi e alle ristrettezze economiche.
Il cronista ha una memoria indelebile. E’ la sua arma principale, con cui se vuole può infliggere dolorosi fendenti. Ma è anche il guardiano di quella collettiva. Di quella che poi fa la storia. Sui fatti che cambiano lo stato delle cose, il cronista ha l’occhio fisso e non batte ciglio. E’ l’una in punto. L’aria condizionata della sala stampa non può nulla contro le correnti d’aria bollente provenienti dalle porte spalancate degli ingressi. La conferenza è finita da cinque minuti. Le alte cariche si sono già dileguate e il drappello di giornalisti, fotografi, cameraman è in formazione sparsa distribuendo il caos in modo uniforme in tutta la sala. Parlano tutti a voce alta, con disinvolta noncuranza. Tra i corpi in movimento quelli delle agenzie li riconosci subito. Sono appostati agli angoli, telefono incastrato tra spalla e orecchio e taccuino tra le mani.
Sono cresciuto pensando al Medioevo come un periodo affascinante. Un’epoca di passaggio, nonostante la scolastica e ricorrente ubicazione nelle tenebre. Di sicuro è durato più di quanto riuscisse ad immaginare la mia mente da adolescente, ma il cammino verso la ‘luce’, per me, era quello che contava più di ogni pestilenza. Di periodi bui nella storia ce ne sono stati tanti. Direi troppi. Gli ‘stati di grazia’ si limitano spesso agli anni che seguono le sventure, ad esempio i dopoguerra. Durano poco, il tempo di riprendere fiato e rialzarsi che scompare quel sentire comune fra tutti, ricchi e poveri. Poi torna la cospirazione, continua. Come dopo un terremoto. Lo shock scuote, tocca dentro e ci si aggrappa alla speranza di farcela di fronte alla comune sorte della fine. Poi, torna il fango ad insozzare le coscienze.
Ogni estate mi faccio la stessa domanda. Mi chiedo come faccia un insetto a far tutto il chiasso di cui è capace una cicala. Non cerco la risposta, mi affascina il fenomeno, quell’essere in sé e come nella storia abbia guadagnato un ruolo. Prima che venisse immobilizzata nell’ambra di una morale, la cicala era il simbolo della coppia complementare luce-oscurità, per via del suo silenzio notturno e del suo stridio al calore del sole. Come dire, una piccola sentinella che segnala quando si vede e quando si brancola nel buio. Poi, per dirla con La Fontaine, è diventato il simbolo dei cattivi poeti, di quelli che hanno l’ispirazione ‘intermittente’. Ma Jean non fece altro che riprendere una favola di Esopo, di cui tutti conosciamo il finale.
...ci
si perde nella commedia dark che ogni giorno ci presenta
l’attualità che prendiamo per buona essere quella dell’industria della
notizia. Black Parrot è la commedia dell’attualità, che fa sorridere nonostante
non ci sia niente da ridere.