incipit (appunti ritrovati)
Alle ore undici e trenta di notte di un giorno qualsiasi di maggio sono seduto di fronte all’unico giornale nazionale che ha sbattuto in prima pagina il colpevole. Foto a colori, sgargianti. Ha un aspetto familiare, usuale, dolce e ingannevole ma non è quel che credi sia. Banconota falsa, curriculum vitae gonfiato, foto stampata su qualsiasi confezione per alimenti con l’asterisco che tiene a dirti che quella è solo una versione della realtà, vista da altri occhi. Sembra lui, ha gli stessi colori di quando lo incontrasti per la prima volta ed invece non saprai mai se potrai dire d’averlo mai visto, sentito, assaporato.
La foto a colori del centro pagina: emblema della realtà che mi appresto a disconnettere per poi aggiornarla all’indomani, quando i miei occhi torneranno probabilmente ad osservar solo le superfici.
Il giorno qualsiasi di maggio coincide con il tredicesimo anno della strage di Capaci, l’attentato a Giovanni Falcone, ma i giornali hanno altre storie da raccontare, anzi non ne hanno. Quel di cui dispongono sono foto da mettere a tutti i costi, il bla bla bla dell’eterna indecisa… la sinistra e la visita di una first lady a colpo sicuro. I baffi di Falcone li ho visti solo su un paio di testate tra le più vendute (non dico lette); ma non è importante, oggi sono cambiate tante cose, non abbiamo più bisogno di parlare di mafia, non è più un tabù, non c’è più bisogno di denunciare la malavita organizzata, non ce ne sono più di mafiosi, quelli erano altri tempi signor Falcone. Oggi siamo tutti liberi, oggi non c’è più bisogno di parlare di testimoni, di coraggio, di lotta all’ingiustizia, no… tutto debellato. Il male è stato estirpato, il verme schiacciato.
Certo non può essere che lui: giallo-arancio, intenso. Al solo sguardo associ tanti attimi passati in sua compagnia, a tutte le volte che siamo andati al cinema insieme, alle feste e quanti altri giorni e momenti da ricordare. Non puoi crederci è finito sui giornali.
Laura, la first lady, aveva bisogno di essere contestata altrimenti la sua visita sarebbe stata un flop. Oggi invece tutti ne parlano: “ieri i giovani manifestanti palestinesi gridavano Corano Corano”. La foto che distribuisce fiera l’industria culturale è quella di una donna sorridente, il nuovo volto del dialogo affermano taluni… ma non si parlava di scontro di civiltà? Certo, ho capito. Ha il sorriso di una di quelle commesse che cerca in ogni modo di fregarti: ci siamo passati tutti. Ma lei, la first lady, è la donna del dialogo, come ci tenesse a dire “scusate mio marito, ma sapete com’è fatto, è un tipo impaziente e poi finisce col fare i pasticci”. Intanto il Corano che secondo alcune voci a Guantanamo è finito nel cesso sta galleggiando in mezzo a liquami verso il mare aperto, Atlantico, immenso gigante senza memoria laverà le colpe col tempo e dondolato dalle onde del mare raggiungerà le sponde di una landa islamica. La first lady userà un aereo per tornare a casa.
Cosa ne è stato di quei pomeriggi passati insieme? Mi hai sempre mentito? Cosa c’era dietro quelle nuvolette bianche, salate e soffici? Non riesco a pensar altro che pur di mentire loro, di tener la verità celata, ai miei figli non potrò mai raccontar la verità sul suo conto: sarei reo di distruzione di magici sogni infantili.
Ciampi scrive a Karzai: fate di tutto. Kazai legge in silenzio la lettera mentre intorno a lui nella sala illuminata tutti lo osservano attendendo un cenno che non arriverà. Karzai pensa. Intanto a Kabul e da Kabul fino ai confini d’ogni dove afgano succede davvero di tutto, nonostante molti ci avevano assicurato che ormai non succedeva più nulla. Ci volle Clementina, una povera ragazza dallo sguardo dolce e dal cuore limpido, collaboratrice di Care International (Care… che bella parola) rapita qualche giorno fa da un gruppo di sequestratori per farci rivedere quelle donne afgane che molti dicevano “libere”. In TV in questi giorni erano tutte come…. Come prima. A Kabul, quindi dove realmente è incentrato il controllo americano, pensate il resto. Ma ora mi chiedo: com’è che questi malintenzionati hanno scoperto le gioie del sequestro?
E vederti rotolare nell’acqua bollente aspettando bramoso d’addentarti, e vederti scoppiettare sulla brace aspettando bramoso d’addentarti e ritrovarti anche al mattino assonnato ma comunque bramoso d’addentarti. Mi hai sempre mentito?
Il leader Maximo es un ombre sincero de donde cresce la palma, talmente sincero che non ce l’ha fatta a mantener i nervi saldi e non sbattere fuori col pugno di ferro tutti i curiosoni cosmopoliti. I panni sporchi… no, la sapete la storia com’è, quindi lasciate che queste cose di politica “intestina” turbino soltanto i nostri di sogni. Domani sarà tutto finito. Vedrete che il popolo cubano sa bene qual è il solco da seguire. Peccato solo che mentre in tutto il mondo si è tutti concordi una volta tanto ad aver un brutto grugno per Bush, proprio a Cuba qualcuno gridi “W Bush!”. Avessero gridato W gli americani o l’America… ma come disse Karol il Grande proprio a Cuba: il vento soffia dove vuole. Stavolta nessuno aveva pensato si trattasse di scirocco. Ai giornalisti non resta altro da raccontare che le poche ore passate in mano alla giustizia cubana che all’aeroporto pare salutasse così: “torni presto a visitare Cuba!”.
Mon 863, è così che ti chiami in realtà. Dimmelo!