retroscena

Un vero giornalista ha sempre l’aria di uno che ne sa di più in qualche campo. Deve avere una sorta di autorevolezza per incutere timore agli intervistati, alle fonti o ai propri colleghi. Una strana aurea di mistero. Un giornalista vero è uno che dei fatti, o almeno quelli di cui si occupa, conosce i retroscena. Ogni volta vieni coinvolto in una discussione sull’attualità tra giornalisti viene sempre fuori, abbassando la voce, che ne sanno di più di quel che la gente comune conosce. La maggior parte di loro, però, non parla per conoscenza diretta. Li senti dire: “il caporedattore del giornale X mi ha riferito che ha sentito il ministro Y che ha detto Z”. Oppure: “ho un amico in quel giornale che afferma di avere certi documenti che provano questo o quell’altro fatto”. Ed infine: “ma sai che gli ambienti informati dicono che Tizio ha licenziato Caio perché l’aveva visto a letto con Sempronio?”

Un buon giornalista deve avere un retroscena. Tra colleghi è un collante sociale. Quando ci si ritrova ad una conferenza stampa è il modo migliore per attaccare bottone, per prendere contatti o soltanto conoscere gente. Il tuo retroscena è come un distintivo della polizia, ti qualifica e ti permette di essere socialmente accettato. In mancanza di retroscena degni di essere raccontati, ci si rifugia in genere negli aforismi, ma sono un sotterfugio che sa di vecchio o ancora peggio, di giornalino di parrocchia. La cosa migliore è fare in modo d’aver un buon retroscena da raccontare e accompagnarlo con un biglietto da visita pronto nel taschino. Quando avrete finito di giocare le vostre carte e nel momento dei saluti qualcuno ve lo chiederà.

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