Archivio per il 'cronaca immaginaria'Categoria

il popolo alla finestra

24 giugno 2010, giovedì,

“Per raggiungere la verità ci mancano dati sufficienti e processi intellettuali che esauriscano l’interpretazione di quei dati”. Nel 1916, a tre anni dal primo appunto, Fernando Pessoa scriveva per mano di Bernardo Soares una riflessione su quella che sarà la sua più profonda immersione nella propria anima. L’inquietudine che lo scuoteva aveva poco a che fare con le vicende politiche di Lisbona. Era l’insensatezza del tramonto, l’assurdità del quotidiano, i ricordi di un’infanzia recisa nel suo bocciolo e il distacco dallo scorrere della vita ad aver fatto di Bernardo Soares “un uomo che sta alla finestra”, come dice Tabucchi. Alla finestra di questa nostra democrazia stiamo noi, a guardare come Soares. All’orizzonte le nuvole annunciano il cattivo tempo. Fermi riflettiamo sulle verità di cui non abbiamo altro che dettagli insufficienti e che qualcuno vuole ne venga cancellato anche il sospetto. Ma oggi, mancano ancor di più quei processi intellettuali che possano scortare i meri dati all’interezza della verità.

nomina nuda tenemus (?)

14 gennaio 2010, giovedì,

Pausa pranzo. Piove. Il cronista non ha tante possibilità, né di tempo e né di denaro. La scelta è obbligata, la pizzeria dietro l’angolo. E poi ogni buon cronista adora starsene a pensare ad un possibile romanzo seduto sugli sgabelli di una pizzeria che diffonde musica latinoamericana. Mentre osservo i vetri bagnati del locale entra un tipo e chiede alla ragazza del bancone: “avete dei servizi per la clientela?”. Lei, sudamericana, cappellino e maglietta gialla, non comprende. Tra di loro una margherita fumante, una pizza smezzata con fiori di zucca e acciughe, l’altra salsiccia e patate e un cumulo di supplì dorati. Lui ripete infastidito: “avete dei servizi per la clientela?”. La ragazza non capisce ancora. Sono l’unico spettatore. Lui, visibilmente scocciato ripete: “c’è un bagno?”. La ragazza comprende al volo e glielo indica. Il tipo si dirige senza ringraziare. Finisco la pizza in fretta. Ho una telefonata in redazione e manca poco. Torno sullo schermo acceso della mia scrivania. Scorro i titoli della stampa on line. Libertà… giustizia… intanto il freddo sta avendo effetti diuretici. Penso al cesso. Penso che dovrei cominciare a chiamarlo così. Così mi capiscono tutti al primo colpo. Penso che bisogna chiamare le cose col proprio nome. Dare alla libertà il reale significato, e non quello di immunità. O succederà che se invochi giustizia penseranno che stai chiedendo ti venga raccontata una barzelletta, oppure cominceranno a pensare che stai chiedendo un favore.

smemorandum

17 luglio 2009, venerdì,

Il cronista ha una memoria indelebile. E’ la sua arma principale, con cui se vuole può infliggere dolorosi fendenti. Ma è anche il guardiano di quella collettiva. Di quella che poi fa la storia. Sui fatti che cambiano lo stato delle cose, il cronista ha l’occhio fisso e non batte ciglio. E’ l’una in punto. L’aria condizionata della sala stampa non può nulla contro le correnti d’aria bollente provenienti dalle porte spalancate degli ingressi. La conferenza è finita da cinque minuti. Le alte cariche si sono già dileguate e il drappello di giornalisti, fotografi, cameraman è in formazione sparsa distribuendo il caos in modo uniforme in tutta la sala. Parlano tutti a voce alta, con disinvolta noncuranza. Tra i corpi in movimento quelli delle agenzie li riconosci subito. Sono appostati agli angoli, telefono incastrato tra spalla e orecchio e taccuino tra le mani. (foto Xanti Revueltas/flickr)

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Senza effetto (depressioni tardo invernali)

26 febbraio 2009, giovedì,

Ipotesi. Mettiamo che un sottosegretario di un governo decida di non ricevere alcune tra le più importanti organizzazioni appartenenti alla religione maggiormente diffusa nel Paese. Mettiamo che le organizzazioni abbiano chiesto di rispettare i diritti di una fascia di popolazione, nel nome dei valori sotto i quali lo stesso governo spesso si ripara. “Mettiamo che accada sul serio – dice un tizio – sarebbe una notizia!” (foto inju/flickr) Leggi il seguito di questo post »

bassa definizione

24 settembre 2008, mercoledì,

Conosco diverse persone che adorano la precisione, ma nessuna di queste ha l’impressione d’avere una deviazione, seppure professionale. Il cronista è un maniaco della precisione. Il suo compito è quello di assoggettare all’ordine il caos che lo circonda e se non lo fa per zelo nel lavoro, lo fa per abitudine. Un gesto automatico.

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il sapore del mare

31 luglio 2008, giovedì,

Il cronista è uno che si sporca le mani, ma soprattutto uno che non ha nessuna intenzione di lavarsele. È la sua materia prima, la massa informe di informazioni, la melma dei fatti. La tocca, sente la viscosità, la densità, il peso. Ma non gli basta. Ne sente l’odore, guarda il colore, cerca i riflessi, ma non è ancora soddisfatto. La prova organolettica è la sua macchina della verità. Solo quando avrà infilato la lingua nello sporco delle sue mani avrà una storia da raccontare. Leggi il seguito di questo post »

la trappola del cronista

21 luglio 2008, lunedì,

Il cronista non teme nulla. È una persona che pur di raccontarvi la verità è disposto a dormire sotto un ponte, a nascondersi nella stiva di una nave, a correre tra proiettili vaganti. Se il cronista fiuta la notizia non c’è niente e nessuno che potrà fermare la sua penna, spietata e rivelatrice. Leggi il seguito di questo post »

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