“Per raggiungere la verità ci mancano dati sufficienti e processi intellettuali che esauriscano l’interpretazione di quei dati”. Nel 1916, a tre anni dal primo appunto, Fernando Pessoa scriveva per mano di Bernardo Soares una riflessione su quella che sarà la sua più profonda immersione nella propria anima. L’inquietudine che lo scuoteva aveva poco a che fare con le vicende politiche di Lisbona. Era l’insensatezza del tramonto, l’assurdità del quotidiano, i ricordi di un’infanzia recisa nel suo bocciolo e il distacco dallo scorrere della vita ad aver fatto di Bernardo Soares “un uomo che sta alla finestra”, come dice Tabucchi. Alla finestra di questa nostra democrazia stiamo noi, a guardare come Soares. All’orizzonte le nuvole annunciano il cattivo tempo. Fermi riflettiamo sulle verità di cui non abbiamo altro che dettagli insufficienti e che qualcuno vuole ne venga cancellato anche il sospetto. Ma oggi, mancano ancor di più quei processi intellettuali che possano scortare i meri dati all’interezza della verità.

Il cronista ha una memoria indelebile. E’ la sua arma principale, con cui se vuole può infliggere dolorosi fendenti. Ma è anche il guardiano di quella collettiva. Di quella che poi fa la storia. Sui fatti che cambiano lo stato delle cose, il cronista ha l’occhio fisso e non batte ciglio. E’ l’una in punto. L’aria condizionata della sala stampa non può nulla contro le correnti d’aria bollente provenienti dalle porte spalancate degli ingressi. La conferenza è finita da cinque minuti. Le alte cariche si sono già dileguate e il drappello di giornalisti, fotografi, cameraman è in formazione sparsa distribuendo il caos in modo uniforme in tutta la sala. Parlano tutti a voce alta, con disinvolta noncuranza. Tra i corpi in movimento quelli delle agenzie li riconosci subito. Sono appostati agli angoli, telefono incastrato tra spalla e orecchio e taccuino tra le mani.
Ipotesi. Mettiamo che un sottosegretario di un governo decida di non ricevere alcune tra le più importanti organizzazioni appartenenti alla religione maggiormente diffusa nel Paese. Mettiamo che le organizzazioni abbiano chiesto di rispettare i diritti di una fascia di popolazione, nel nome dei valori sotto i quali lo stesso governo spesso si ripara. “Mettiamo che accada sul serio – dice un tizio – sarebbe una notizia!”