Archivio per il 'il lato oscuro dell’attualità'Categoria

scent of money

29 novembre 2010, lunedì,

certo che queste ragazze beccano un sacco di soldi…

prima per fare, poi per mentire.

tagli alle spese

27 novembre 2010, sabato,

The Independent riporta la notizia che una squadra di doganieri ha recuperato un carico di cocaina del valore di 34 milionidi sterline grazie a un’operazione costata 50 milioni di sterline. Non potevano semplicemente comprarla? Nick Allen, The Independent

(da Internazionale N°300 del 10 / 16 settembre 1999)

David Superstar

18 agosto 2010, mercoledì,

Cercavo Golia, non il piccoletto. Ieri frugavo tra i giornali stranieri alla ricerca di notizie sul Pil cinese, ma alla fine sono finito sulle pagine del Sydney Herald Tribune perché sul primo piano degli esteri c’era lui. Il piccoletto, appunto. Il David di Michelangelo e la disputa tra la città di Firenze e lo Stato sul possesso dell’opera. Pensate dov’è arrivata questa notizia, vincendo anche Golia. In Italia, però, chi ci salva dal gigante? Proprio ieri, infatti, mi è capitata tra le mani una notizia vecchiotta: la ‘delocalizzazione’ dello stabilimento Omsa di Faenza. 350 dipendenti, quasi tutte donne, costrette ora alla cassa integrazione perché la Golden Lady Company, il gruppo proprietario, ha deciso di spostare lo stabilimento in Serbia. È accaduto alla fine di luglio, ma rispetto alla simile vicenda della Fiat è caduta in secondo piano. Incuriosito, frugo ancora. E trovo un articolo di Milano Finanza dello stesso periodo secondo cui sono circa 70 le aziende italiane appese ad un filo. Si tratta di  ”filiali di grandi multinazionali che hanno deciso di delocalizzare la produzione dall’Italia in altri Paesi”. Il dato è estrapolato dal rapporto semestrale elaborato dal Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione del ministero dello Sviluppo Economico, secondo cui da inizio 2009 sono stati convocati oltre 150 tavoli per crisi aziendali e di settore che coinvolgono più di 300 mila lavoratori. Davide, però, è impegnato in una tournée internazionale.

siamo alla frutta

17 agosto 2010, martedì,

Che il ministro Calderoli abbia una fantasia che gli permetta analisi politiche di grande slancio imaginifico è risaputo. Come quando descrisse la legge elettorale che porta il suo nome chiamandola ‘porcata’. Ultimamente è tornato a ‘dipingere’ la situazione politica italiana definendo l’ipotesi di un governo tecnico “come l’anguria, verde fuori e rossa dentro”. Siamo alla frutta, ha ragione. Pensare di affidare una ‘riforma’ elettorale ad un governo tecnico la dice lunga sullo stato di salute della nostra democrazia. Ma quel che mi preoccupa è che seppure venga servita frutta, la si possa ancora mangiare con le mani sporche. Tra gli tswana, un gruppo etnico dell’Africa meridionale (nome del popolo da cui oggi proviene il Botswana) da cui proviene l’anguria, esisteva una tradizione: prima di consumare un nuovo raccolto bisognava purificarsi, e lo si faceva con le foglie del cocomero stesso. Se fossimo come gli tswana avremmo mangiato anguria senza pensieri e senza nuove leggi elettorali.

bomba o non bomba…

16 agosto 2010, lunedì,

…in Italia c’è chi riesce a starsene seduto su una poltrona parlamentare per più di mezzo secolo. Le bombe a grappolo estive contro il presidente della Camera Fini ricordano precedenti che messi a confronto sembrano esplosioni nucleari che solo in rari casi portarono alla separazione tra uomo e poltrona. Forse dovremmo cominciare a pensare a qualcosa di più comodo…

frustini d’Italia

13 maggio 2010, giovedì,

Non vi nascondo che sono diversi giorni che mi risuona nella testa un ritornello. È la canzone cantata da I soliti idioti. Mi ritrovo a fischiettarla mentre salto da una conferenza stampa all’altra (fa questo un giornalista d’agenzia). Fa più o meno così: A come amore, b come bottone… eccetera eccetera, spesso con ‘qualche’ variazione. Capita anche a me di cambiare le parole e oggi mi sono fermato alla effe. Come “frustino” o come “fratelli d’Italia”. E’ così. Ci sono motivetti che funzionano, programmi televisivi che funzionano, notizie che funzionano. Penso alla notizia del call center di Incisa Valdarno, vicino Firenze, dove le dipendenti potevano anche essere frustate  e costrette anche a cantare l’inno nazionale. La notizia ha funzionato, naturalmente. Tanto da mandare tilt un sito che frequento di tanto in tanto. È Rassegna Sindacale. In uno dei blog del sito uno degli autori scrive:

“Il server è caduto per i troppi contatti e siamo rimasti offline per circa tre ore. Miracoli di Google News o chi sa cos’altro. Il che non ci ha impedito di avere oltre 7 mila visite solo alla pagina sul call center. Se fossimo rimasti in linea, probabilmente le visite a quella pagina sarebbero state tre, quattro volte tante. Dunque frustate e vessazioni nei call center aumentano le pagine viste. Però avremmo preferito pubblicare un’altra notizia, tipo: “Accordo a Firenze, regolarizzati gli operatori del call center. Tutti assunti, ferie pagate e maternità“. L’articolo avrebbe avuto un centinaio di lettori al massimo. Ma noi saremmo stati più contenti”.

seconda classe

11 maggio 2010, martedì,

Non so se Gordon Brown farà la fine di Tony Blair, cioè il conferenziere da oltre 6mila sterline al minuto (oltre che consulente). E’ molto più probabile che non lo vedremo più gironzolare intorno al numero 10 di Downing Street. Oltremanica le cose funzionano in modo diverso. Oggi in metro, mentre tornavo in redazione, pensavo che se c’è un modo in cui ricorderò Brown sarà quello che vedete nella foto. Seduto in un vagone della metropolitana di Londra, insieme a tanta altra gente. Mi è venuto in mente mentre pensavo che forse, se tra i nostri imparassero a scendere nella vita quotidiana non soltanto per un giorno col solo intento di farsi fotografare, ma nel vissuto quotidiano, credo che le priorità portate in Parlamento sarebbero un tantino diverse.

l’Africa non esiste

30 aprile 2010, venerdì,

La notizia di quattro cuccioli di gorilla salvati nella Repubblica democratica del Congo dalla Monuc, il contingente delle Nazioni unite è riuscita a bucare l’agenda dei media. I cuccioli, spiega il contingente, sono stati trasportati al sicuro lontano dai traffici illegali di animali nel nord est del Paese. Una zona che sul sito dell’Espresso viene indicata come  “frequentata” da guerriglieri. E’ il Kivu. In quell’area ci sono oltre 2 milioni di sfollati interni. La notizia dei cuccioli è rimbalzata sulle più importanti agenzie mondiali ed è riuscita ad emergere, a quanto pare, dai cumuli di notizie accatastate anche sul tg1. Perché che fai, non la mandi? Dai è carina. Poi c’è il video di tutta l’operazione. Aveva ragione Kapuscinski: l’Africa non esiste.

Calvados, pile e sport estremi

29 aprile 2010, giovedì,

Da quando alla richiesta di un calvados un mio amico mi ha risposto dicendo di non avere gli ingredienti per preparare un cocktail, sono sempre più convinto che sarà l’ipertestualità a salvare il mondo. Se gli avessi scritto una mail, al posto di dirlo a voce, e al termine avessi linkato qualcosa tipo “calvados”, di sicuro non mi avrebbe risposto allo stesso modo. Da qualche giorno mi sto chiedendo cosa stia pensando il lettore a digiuno di economia di fronte alle notizie provenienti dalla Grecia riportate dai siti web dei quotidiani. Standard & Poor’s sembra un’azienda che produce pile, famosa per i suoi prodotti distribuiti in tutto il mondo come le ecologiche ‘AA’ o quelle potenziate, le ‘AA+’: durano più a lungo. Poi, se si vuole risparmiare, ci sono anche le più economiche BB+ o le BBB+. Pile di nuova generazione, spiegano i giornali, con l’ ”outlook” incorporato per scaricare la posta anche con un banalissimo rasoio elettrico, outlook che può essere positivo o negativo nel caso si ricevano o meno nuovi messaggi. Per non parlare degli sport estremi. Chissà quanti appassionati di “rating” o di “junk” giungeranno in Grecia quest’anno, anche se a dire il vero non ho capito bene perché per il junk i giornali ci tengono a precisare si tratti di uno sport da praticare in mezzo ai rifiuti. Tuttavia, mentre tra sigle e parole straniere ci si può perdere senza troppa difficoltà,  c’è un termine italiano che nessuno ha ancora pensato di mettere in inglese: debito. Chissà cosa succederebbe agli italiani se la parola “debito” venisse tradotta. Basterebbe linkarla con il suo lapidario significato. Invece sta lì, tra le tante. Smussata, umile e defilata. Depressa. Sa bene che da sola non riuscirà mai a creare lo stesso scompiglio tra la gente di cui invece è capace “bond”, James Bond.

previsioni di merda

27 aprile 2010, martedì,

«In Francia le comunità locali scendono in campo per avere le centrali in casa loro: portano anche tanto lavoro e si scatena la rincorsa per averle». Sono le parole di Silvio Berlusconi al termine dell’incontro semi-istituzionale o semi-privato con Putin riportate dal sito del Corriere della sera. In conferenza stampa, però, hanno riferito solo la parte istituzionale, semi. Mentre il Moscow Times ignora completamente il nucleare italiano come notizia (nonostante il reattore di questa iniziativa dovrebbe essere proprio Mosca) spostando l’ago della bilancia sul gas, sui gasdotti e sul famigerato 20% alla Edf francese, cioè la più grande società energetica francese, in Italia il notizione è che il premier ha annunciato l’inizio dei lavori per le nuove centrali nucleari entro tre anni, cioè entro la fine della sua legislatura. Per far questo, però, come riporta il Corriere della Sera, occorre che gli italiani ci pensino bene. «Prima di individuare un luogo in cui realizzare una centrale nucleare, bisogna che cambi l’opinione pubblica italiana». Eppure, quel che mi spaventa non è il luogo dove noi tutti acclameremo e saremo immensamente felici di aver a due passi da casa una centrale nucleare, ma dove andranno a finire le scorie. Nucleari, mica pizza e fichi. Che già abbiamo problemi con la raccolta differenziata, qui in Italia. Figuriamoci. Seguendo uno schema logico, però, il discorso scorie arriva dopo la nascita della centrale. Necessariamente, no? Quindi come per i neonati fa più notizia la nascita che la cacca che produrranno, nonostante tutti sanno bene che arriverà il momento di affrontare il problema. Come per quegli inglesi che comprano casa senza prima informarsi in giro se dentro ci siano i fantasmi. Perché, come riporta il Telegraph, che ci crediate o no, i fantasmi esistono e alcuni sono anche fluorescenti. (foto romana klee/flickr)

miti italo-australiani

23 aprile 2010, venerdì,

Il cuore della mitologia aborigena australiana è un enorme macigno rosso che sbuca in mezzo al deserto. Il suo nome aborigeno è Uluru, ma oggi tutti lo conoscono come Ayers Rock. Tra le sue caverne e i suoi dipinti ancestrali raccoglie gran parte di quella che gli inglesi definirono l’Era del sogno. Secondo alcuni, il nome Uluru deriva dalla parola ulerenye, una parola arrernte (idioma originario del Territorio del Nord). Il suo significato pare che sia semplicemente “strano”. Uluru è anche, se vogliamo, insieme ai canguri una delle icone dell’Australia. No, non sto organizzando le mie vacanze. Ne parlo perché durante l’ultima puntata di Annozero (quella di ieri), Oscar Lancini, sindaco leghista di Adro (comune di quasi 7mila abitanti di cui 700 stranieri della provincia di Brescia balzato agli onori della cronaca per la questione della mensa scolastica e del programma portato avanti dal sindaco) ha tirato in ballo un messaggio che ha attribuito al premier australiano. Diceva più o meno così: “gli immigrati devono adattarsi, prendere o lasciare. Sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura…” eccetera eccetera, fermiamoci qui. Nella lettera si fa riferimento alle lotte, alla lingua, in definitiva all’identità. Il sindaco nostrano prendendo la lettera scaricata da internet come modello, ha sostituito il termine “australiano” con “italiano”. Ma la lettera, attribuita a John Howard, ex premier australiano è senza dubbio una bufala, come potete vedere seguendo questo link, leggere in un articolo del Daily Telegraph e su un post pubblicato su Forbes. Si tratterebbe di una mail scritta forse da un veterano di guerra americano dopo l’11 settembre, rimaneggiata più volte a uso e consumo di chi ha parecchio tempo da perdere. Quel che fa sorridere è che per dimostrare tesi ‘antimigratorie’ spesso si vanno a pescare “strani” esempi generati proprio dalle ‘migrazioni’. Come la stessa Australia, dove secondo il censimento del 2006, gli italo-australiani sono il quarto gruppo etnico, circa 850mila persone, dei quali quasi 200mila di prima generazione e l’italiano è parlato in casa da più di 300mila persone, e dove ad essere discriminati (ancora e paradossalmente) sono proprio i nativi. La storia ci ha fatto vedere che da grandi migrazioni, però, possono nascere grandi paesi, come gli Stati uniti, terra che molti di coloro che vedono male gli stranieri sul proprio territorio guardano ancora attraverso la filigrana del mito del sogno americano.

sala d’attesa

14 aprile 2010, mercoledì,

Gli ospedali sono il posto migliore dove poter osservare l’”attesa” e la reazione di ognuno di fronte ad ogni sua sfumatura. Lo pensavo durante la mia ultima visita medica, attendendo il mio turno nel corridoio di un ospedale. Supera ogni altro luogo per quantità di tipologie di attesa. C’è chi attende di esser visitato, chi i risultati. Chi attende gli esiti di un parto, chi attende che un proprio caro si risvegli dal coma. Chi aspetta di uscire, chi aspetta soltanto il giro dei medici al mattino. È un continuo aspettare qualcosa o qualcuno. In ospedale, però, paradossalmente ci si finisce per “non aspettare” che le cose peggiorino. Forse è questo che manca a parecchia stampa nostrana. Un po’ di sana prevenzione. Si arriva sempre a frittata fatta, poi è tutta cronaca e basta raccontare la ricetta. Penso alla privatizzazione della gestione dei servizi idrici in Italia. A fine aprile partirà la raccolta delle firme per chiedere un referendum, ma di questa roba non se ne sta parlando a sufficienza. Eppure stiamo parlando di qualcosa che riguarda tutti. Sfido a dimostrare che gli italiani utilizzano più le escort dell’acqua potabile. Alcuni movimenti hanno messo in guardia gli italiani da un rischio reale: l’aumento delle tariffe e il minore investimento delle società private per garantire un servizio di qualità. Sono cose documentate, tant’è che una delle capitali mondiali ‘paladine’ della privatizzazione sta tornando al pubblico: si tratta di Parigi. Eppure, la vicenda rischia di passare come fa l’acqua, appunto, sotto i ponti della capitale. Sembra di stare in una immensa sala d’attesa: sfogliamo i giornali lasciati sulle poltroncine, leggiamo notizie di Ufo nei cieli britannici, dell’esistenza di nuovo teste sulla strage di Erba e di Berlusconi che aspetta 40 minuti l’arrivo delle sue auto al summit negli States, mentre aspettiamo che accada qualcosa.

il dominio della poltrona

2 aprile 2010, venerdì,

I braccioli dei sedili dell’ultimo autobus su cui ho viaggiato hanno un meccanismo di funzionamento interessante. Per poterli sollevare e farli reggere occorre fare un preciso movimento. Per primo occorre sollevare il bracciolo fino a quando non si sente il primo clic. Se poi si tira ancora verso l’alto, il secondo clic serve per poterlo sbloccare e riportarlo nella posizione iniziale, sengalata a sua volta con un ultimo clic. È semplice e facile da intuire, ma capita non di rado di vedere passeggeri passare quei buoni 10 minuti ad esercitarsi. Dopo qualche tentativo più o meno tutti arrivano a comprendere la regola. Primo scatto blocca, secondo scatto sblocca, terzo scatto resetta tutto. Durante il mio ultimo viaggio, però, ho cercato di andare più a fondo. Ho voluto immaginare il meccanismo che ‘detta’ le regole, ma le mie scarse conoscenze tecniche non hanno supportato le mie capacità logiche. Tuttavia, nella vita pratica non serve comprenderne il meccanismo. Si va a tentativi e se le combinazioni possibili non sono tante, in tempi ragionevoli si impara a dominare la bestia nera. Il passeggero alle prese con il bracciolo mi ricorda tanto la sinistra italiana. Si va a tentativi, sperando di beccare la regola. Come per le primarie, che non si sono tenute in tutte le regioni come ormai vuole la giovane tradizione del Pd, oppure come la visita di Bersani ai cancelli della Fiat. Sembrano tutti tentativi. Il problema è che ci sono combinazioni possibili quante se ne potrebbero ricavare tra più di 47 milioni di elettori. E mentre ci si affanna a tentar la sorte, alle loro spalle, in fondo all’autobus, è tutto un rumorio di coltellini e accendini per scardinare il bracciolo dal sedile, smembrarlo e studiarne il meccanismo. E cosa importa se poi non si potrà più rimettere a posto. (foto by Daniel*1977/flickr)

vizi capitali

20 novembre 2009, venerdì,

“It has been shown”. Finisce così l’attacco di un pezzo pubblicato nelle pagine dedicate alla salute dell’Independent. E’ la frase perfetta per dire tutto e niente, soprattutto se non ci scrivi subito da chi e con quali soldi. Se ci pensate un attimo è quel che si sente dire spesso quando si parla degli effetti dell’uso dei telefonini, della cannabis e più di ogni altra cosa dell’alcol. E’ proprio a questo che si riferisce Jeremy Laurance. Una mezza dozzina di bottiglie di birra al giorno (dico sei bottiglie di birra…) diminuirebbe il rischio di attacchi cardiaci. Quella citata dal giornale inglese è una ricerca condotta dal dipartimento di sanità pubblica del governo basco di San Sebastian, portata avanti su 15 mila uomini e 26 mila donne fra i 29 e i 69 anni, per 10 anni, ma chiaramente la ricerca non convince gli scienziati britannici. Per loro lo studio è ‘viziato’. I problemi e le patologie alcol correlate sarebbero in ogni caso l’asso che tira via ogni carta di un presunto effetto benefico. Sembra di parlare del debito pubblico italiano. Secondo l’Ocse in Italia salirà entro il 2011 al 120% del Pil, mentre quest’ultimo nello stesso anno crescerà dell’1,5%. Per questo nel 2011 ci diranno che l’exit strategy ha funzionato. Ma nessuno, ancora una volta, ci parlerà apertamente del debito pubblico. Come se, per accontentare alcuni produttori di alcolici, ci raccontassero che tutto sommato sei bottiglie di birra al giorno fanno bene al cuore, tacendo con disinvolta bravura il rischio di cirrosi epatica. (foto Andrew Huff/flickr)

nel nome del padre

14 ottobre 2009, mercoledì,

democratie

“Le président ne cédera en aucun cas à la pression médiatique”. Il virgolettato è preso da Le Monde, ma non stanno parlando dell’Italia. E’ un ministro francese a pronunciare questa frase all’Afp sotto anonimato. E’ rivolta a Sarkozy. Ma se da noi parlando di primo ministro e pressione mediatica vengono in mente le feste a Palazzo Grazioli, in questi giorni in Francia a tenere accesa l’attenzione dei media sono le premure di papà Nicolas verso il figlio Jean. La sua candidatura alla guida dell’Istituto pubblico di pianificazione della Defense, Epad, il più importante centro d’affari europeo, ha suscitato non poche critiche. A montare a neve le polemiche il fatto che Jean ha solo 23 anni. E la Francia si mobilita. “En ligne”, come dicono i francesi per dire on line, c’è una petizione che dall’8 di ottobre ha raccolto oltre 65 mila firme. Marine Le Pen, vice presidente del Fronte Nazionale, parla del caso usando la parola “casta”, tanto per avvicinarci a vicende italiane, ma forse come conclude Le Monde in un articolo di ieri, ha ragione Dominique Rousseau, un ex membro del Consiglio superiore della magistratura d’oltralpe, secondo cui si tratterebbe di un simbolo di una cultura monarchica, in Europa poi non proprio così lontana.

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