Archivio per il 'istruzioni per l’uso'Categoria

reality show

16 dicembre 2009, mercoledì,

Roma. Ore 11. Una conferenza stampa come tante. Neanche la speranza di far scivolare qualche goccia di adrenalina nel sangue. I giornalisti arrivano sputati da un contagocce. Trenta minuti di ritardo: si inizia. Livello di noia uno. In quattro pronti a prender la parola. Primo caricatore a salve. Io, occhio spento. (C’è una giornalista affianco a me che segue con una certa passione. Mi chiedo se sia disperazione). Livello di noia due, secondo caricatore. Arma inceppata. Occhio febbricitante. (La giornalista affianco a me continua ad annuire mentre scrive). Appunti rari e a macchia. Livello di noia tre, terzo proclama, allarme rosso. Occhio tendenzialmente chiuso. Nel bel mezzo della raffica di parole estromesse dal petto con impeto, una frase riaccende la mia attenzione. Il terzo caricatore aveva una pallottola vera. Mi ha preso in fronte. “Il vero valore che portiamo – dice il terzo oratore mentre gesticola con la mano destra – è un valore che modifica i valori”. L’ho presa. È sul mio foglio. La rileggo. Delirante. Per un attimo penso al mio mestiere e a che diamine ci sto facendo in quel posto. Poi l’uomo dai capelli brizzolati continua: “col sistema mediatico distorto che ci ritroviamo e con tutta una serie di difficoltà che ritroviamo oggi a far passare concetti estremamente normali in una società civile, l’unico modo che abbiamo è passare attraverso altre formule e cominciare a dir la nostra e usare dei vocabolari più comprensibili”. Certo. Ma magari per oggi non scriviamoli questi nuovi vocaboli e lasciamo il sistema mediatico distorto. Meglio che delirante. (foto da uno scatto di jasohill/flickr)

lezioni a pagamento

30 ottobre 2009, venerdì,

presidentLe président ha gli occhi puntati addosso. Il settimanale Le Point, come riportano le agenzie italiane, e di seguito anche i giornali on line, ha scoperto che un suo discorso sull’emergenza agricoltura in Francia è per alcune parti ‘copiato’ da un suo vecchio discorso. Sostanzialmente, il settimanale ha beccato Nicolas a riciclare i suoi discorsi. Per i francesi, quello dell’agricoltura è un tema sensibile. E Le Point ha fatto bene a prestare un po’ più della solita attenzione che si dà ai discorsi ufficiali. Mi chiedo solo se queste ‘lezioni’ di giornalismo vengano almeno prese in considerazione dalle nostre parti. E visto che i giornali, che li compriamo o no, li paghiamo lo stesso, non dispiacerebbe sapere che le chiacchiere qualcuno se le segna e non se le dimentica.

Di seguito le tabelle dei contributi erogati alla stampa nel 2008, direttamente dal sito della presidenza del consiglio dei ministri. Tanto per farsi un’idea. (foto flickr/bwillis) Leggi il seguito di questo post »

wrong. (altro che quattro gatti…)

15 luglio 2009, mercoledì,

Regola numero uno. Non dire mai quello che pensi, ma quello che è. Cioè quello che pensano loro.

Regola numero due. Non dire mai quello che non è stato detto, nè suggerirlo o sottintenderlo. Dire sempre quello che è alla luce del sole, cioè quello che dicono loro.

Regola numero tre. Non domandare mai cose di cui non hanno detto nulla, le domande devono essere inerenti a quel che già è stato detto da loro.

Regola numero quattro. Quel che vedi con i tuoi occhi è solo il tuo punto di vista, non conta. Quel che interessa alla gente è quello che solo i loro occhi hanno visto.

Believe in me, believe in nothing.

28 maggio 2009, giovedì,

Sono tornato a correre in pineta. 30 minuti, per cominciare. Per tutti e trenta i minuti non ho fatto che pensare al mio lavoro. In modo particolare a quello degli ultimi mesi. Scrivo su tante questioni, ma hanno tutte una sola caratteristica in comune, cioè quella di affermare cose che io non riesco o non posso verificare. Scrivo, in poche parole, di qualcosa che non conosco e che non ho potuto vedere coi miei occhi e toccare con le mie mani. Come descrivere un profumo non dopo averlo sentito, ma dopo aver sentito qualcuno che ne parlava. Leggi il seguito di questo post »

follow the black parrot

22 gennaio 2009, giovedì,

follow<< Sparato Gandhi rischio morte>>. Tra i giornalisti della Reuters circola un’interessante aneddoto sulla notizia della morte del Mahatma. Il racconto, smentito dagli stessi archivi dell’agenzia, parla di un corrispondente dall’India che, trovandosi nello stesso posto in cui Gandhi fu assassinato, fece una corsa al più vicino ufficio postale ma si accorse di avere soldi sufficienti soltanto per inviare 4 parole. Abbastanza per informare tempestivamente la redazione di Londra dell’accaduto. La storia, come spiega David Randall in uno dei suoi libri, è falsa ma rende bene l’idea di cosa vuol dire per un giornalista essere sintetico e veloce. Leggi il seguito di questo post »

culo e anima

7 dicembre 2008, domenica,

Nel paesello natio, per Natale, hanno messo in piedi una pista di pattinaggio sul ghiaccio. All’aperto. In pieno centro. Per noi che non abbiamo mai visto una pista è stato come assistere all’arrivo del ghiaccio a Macondo. Molti non vedono l’ora di provare i pattini, altri già temono le cadute, mentre in silenzio si preparano ai bordi della pista gli spettatori silenziosi che assisteranno allo spettacolo gratuito della caduta sul ghiaccio. Sigaretta in mano, ghigno sul viso raccolto in una sciarpa di lana, risata grassa, coinvolgente. Il pattinaggio sul ghiaccio, forse, è l’unica disciplina paragonabile al lavoro del giornalista. Leggi il seguito di questo post »

no marchetta, no party

5 novembre 2008, mercoledì,

Frequentando le quinte degli eventi, nel sottobosco degli operai del giornalismo italiano vi capiterà, prima o poi, di imbattervi nei noiosi discorsi da cronista medio. Un punto fisso di questi discorsi è la marchetta. Un giornalista sta nella media nel momento in cui tira fuori la questione del favore-notizia in un discorso tra amici o con un collega alle prime armi. Leggi il seguito di questo post »

retroscena

12 ottobre 2008, domenica,

Un vero giornalista ha sempre l’aria di uno che ne sa di più in qualche campo. Deve avere una sorta di autorevolezza per incutere timore agli intervistati, alle fonti o ai propri colleghi. Una strana aurea di mistero. Un giornalista vero è uno che dei fatti, o almeno quelli di cui si occupa, conosce i retroscena. Leggi il seguito di questo post »

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