Pausa pranzo. Piove. Il cronista non ha tante possibilità, né di tempo e né di denaro. La scelta è obbligata, la pizzeria dietro l’angolo. E poi ogni buon cronista adora starsene a pensare ad un possibile romanzo seduto sugli sgabelli di una pizzeria che diffonde musica latinoamericana. Mentre osservo i vetri bagnati del locale entra un tipo e chiede alla ragazza del bancone: “avete dei servizi per la clientela?”. Lei, sudamericana, cappellino e maglietta gialla, non comprende. Tra di loro una margherita fumante, una pizza smezzata con fiori di zucca e acciughe, l’altra salsiccia e patate e un cumulo di supplì dorati. Lui ripete infastidito: “avete dei servizi per la clientela?”. La ragazza non capisce ancora. Sono l’unico spettatore. Lui, visibilmente scocciato ripete: “c’è un bagno?”. La ragazza comprende al volo e glielo indica. Il tipo si dirige senza ringraziare. Finisco la pizza in fretta. Ho una telefonata in redazione e manca poco. Torno sullo schermo acceso della mia scrivania. Scorro i titoli della stampa on line. Libertà… giustizia… intanto il freddo sta avendo effetti diuretici. Penso al cesso. Penso che dovrei cominciare a chiamarlo così. Così mi capiscono tutti al primo colpo. Penso che bisogna chiamare le cose col proprio nome. Dare alla libertà il reale significato, e non quello di immunità. O succederà che se invochi giustizia penseranno che stai chiedendo ti venga raccontata una barzelletta, oppure cominceranno a pensare che stai chiedendo un favore.
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l’ira dei tiranni
3 settembre 2009, giovedì,
Gli italiani, compreso il sottoscritto, mi ricordano tanto quelli che Colombo, non il tenente ma Cristoforo, credeva fossero indiani. Quelli delle Indie, che tali non erano. Tra i primi conquistatori del nuovo mondo l’usanza di donare gingilli in cambio di oro era pratica diffusa, a quanto dicono, e gli indigeni di fronte alla novità non lesinavano nel cedere qualcosa che valeva più di un pezzo di legno finemente intagliato o cose del genere. Abbiamo sempre e costantemente bisogno di qualcosa con cui giocare. Ci danno il cellulare e diventiamo maniaci in barba alla crisi e alle ristrettezze economiche. (foto Bascom Hogue/flickr) Leggi il seguito di questo post »
fondo n. 019
20 aprile 2009, lunedì,S’impossessa della libertà degli uomini solo colui che rende tranquille le loro coscienze.
Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov
