Diventerò cinico. Lo sento. Se questo modo di fare il giornalista non cambia, prima o poi lo divento davvero. Mi è arrivato un comunicato stampa: una conferenza sulla povertà. Ho perso il conto di quante conferenze su questo tema ho frequentato, per lavoro. Alcune rientrano in programmi finanziati ora da questa, ora da quella organizzazione. Appuntamenti di sensibilizzazione, che però hanno l’effetto opposto. Ti rendono insensibile. La prima cosa che ho pensato quando ho visto il comunicato è stata: diranno sempre le stesse cose. Poi: speriamo che non mandino me. Quando guardi tra i nominativi degli interventi, poi, capisci che sei tra amici. Ormai li conosci tutti. Alle conferenze si danno le pacche sulle spalle. Prendi la cartellina stampa. Segni il tuo nome in giro, strette di mano, sorrisi di circostanza. Si comincia. Numeri, richieste non ascoltate, critiche al governo. Spazio per gli interventi. Silenzio. E nessuno si chiede perché non ci sono domande.
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non ci sono domande
7 ottobre 2009, mercoledì,bassa definizione
24 settembre 2008, mercoledì,Conosco diverse persone che adorano la precisione, ma nessuna di queste ha l’impressione d’avere una deviazione, seppure professionale. Il cronista è un maniaco della precisione. Il suo compito è quello di assoggettare all’ordine il caos che lo circonda e se non lo fa per zelo nel lavoro, lo fa per abitudine. Un gesto automatico.
