Cercavo Golia, non il piccoletto. Ieri frugavo tra i giornali stranieri alla ricerca di notizie sul Pil cinese, ma alla fine sono finito sulle pagine del Sydney Herald Tribune perché sul primo piano degli esteri c’era lui. Il piccoletto, appunto. Il David di Michelangelo e la disputa tra la città di Firenze e lo Stato sul possesso dell’opera. Pensate dov’è arrivata questa notizia, vincendo anche Golia. In Italia, però, chi ci salva dal gigante? Proprio ieri, infatti, mi è capitata tra le mani una notizia vecchiotta: la ‘delocalizzazione’ dello stabilimento Omsa di Faenza. 350 dipendenti, quasi tutte donne, costrette ora alla cassa integrazione perché la Golden Lady Company, il gruppo proprietario, ha deciso di spostare lo stabilimento in Serbia. È accaduto alla fine di luglio, ma rispetto alla simile vicenda della Fiat è caduta in secondo piano. Incuriosito, frugo ancora. E trovo un articolo di Milano Finanza dello stesso periodo secondo cui sono circa 70 le aziende italiane appese ad un filo. Si tratta di ”filiali di grandi multinazionali che hanno deciso di delocalizzare la produzione dall’Italia in altri Paesi”. Il dato è estrapolato dal rapporto semestrale elaborato dal Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione del ministero dello Sviluppo Economico, secondo cui da inizio 2009 sono stati convocati oltre 150 tavoli per crisi aziendali e di settore che coinvolgono più di 300 mila lavoratori. Davide, però, è impegnato in una tournée internazionale.
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David Superstar
18 agosto 2010, mercoledì,vizi capitali
20 novembre 2009, venerdì,
“It has been shown”. Finisce così l’attacco di un pezzo pubblicato nelle pagine dedicate alla salute dell’Independent. E’ la frase perfetta per dire tutto e niente, soprattutto se non ci scrivi subito da chi e con quali soldi. Se ci pensate un attimo è quel che si sente dire spesso quando si parla degli effetti dell’uso dei telefonini, della cannabis e più di ogni altra cosa dell’alcol. E’ proprio a questo che si riferisce Jeremy Laurance. Una mezza dozzina di bottiglie di birra al giorno (dico sei bottiglie di birra…) diminuirebbe il rischio di attacchi cardiaci. Quella citata dal giornale inglese è una ricerca condotta dal dipartimento di sanità pubblica del governo basco di San Sebastian, portata avanti su 15 mila uomini e 26 mila donne fra i 29 e i 69 anni, per 10 anni, ma chiaramente la ricerca non convince gli scienziati britannici. Per loro lo studio è ‘viziato’. I problemi e le patologie alcol correlate sarebbero in ogni caso l’asso che tira via ogni carta di un presunto effetto benefico. Sembra di parlare del debito pubblico italiano. Secondo l’Ocse in Italia salirà entro il 2011 al 120% del Pil, mentre quest’ultimo nello stesso anno crescerà dell’1,5%. Per questo nel 2011 ci diranno che l’exit strategy ha funzionato. Ma nessuno, ancora una volta, ci parlerà apertamente del debito pubblico. Come se, per accontentare alcuni produttori di alcolici, ci raccontassero che tutto sommato sei bottiglie di birra al giorno fanno bene al cuore, tacendo con disinvolta bravura il rischio di cirrosi epatica. (foto Andrew Huff/flickr)
