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sala d’attesa

14 aprile 2010, mercoledì,

Gli ospedali sono il posto migliore dove poter osservare l’”attesa” e la reazione di ognuno di fronte ad ogni sua sfumatura. Lo pensavo durante la mia ultima visita medica, attendendo il mio turno nel corridoio di un ospedale. Supera ogni altro luogo per quantità di tipologie di attesa. C’è chi attende di esser visitato, chi i risultati. Chi attende gli esiti di un parto, chi attende che un proprio caro si risvegli dal coma. Chi aspetta di uscire, chi aspetta soltanto il giro dei medici al mattino. È un continuo aspettare qualcosa o qualcuno. In ospedale, però, paradossalmente ci si finisce per “non aspettare” che le cose peggiorino. Forse è questo che manca a parecchia stampa nostrana. Un po’ di sana prevenzione. Si arriva sempre a frittata fatta, poi è tutta cronaca e basta raccontare la ricetta. Penso alla privatizzazione della gestione dei servizi idrici in Italia. A fine aprile partirà la raccolta delle firme per chiedere un referendum, ma di questa roba non se ne sta parlando a sufficienza. Eppure stiamo parlando di qualcosa che riguarda tutti. Sfido a dimostrare che gli italiani utilizzano più le escort dell’acqua potabile. Alcuni movimenti hanno messo in guardia gli italiani da un rischio reale: l’aumento delle tariffe e il minore investimento delle società private per garantire un servizio di qualità. Sono cose documentate, tant’è che una delle capitali mondiali ‘paladine’ della privatizzazione sta tornando al pubblico: si tratta di Parigi. Eppure, la vicenda rischia di passare come fa l’acqua, appunto, sotto i ponti della capitale. Sembra di stare in una immensa sala d’attesa: sfogliamo i giornali lasciati sulle poltroncine, leggiamo notizie di Ufo nei cieli britannici, dell’esistenza di nuovo teste sulla strage di Erba e di Berlusconi che aspetta 40 minuti l’arrivo delle sue auto al summit negli States, mentre aspettiamo che accada qualcosa.

con la testa fra le nuvole [gallery]

24 marzo 2009, martedì,

“Guarda l’uccellino!”. Me lo dicevano da piccolo, ogni volta che mi andava qualcosa di traverso. Lo scopo era quello di farmi alzare la testa, come per mandare giù qualcosa, quando io invece avevo soltanto voglia di mandarla su, espellerla dal mio esofago.  All’invito seguiva  sempre una pacca secca alla schiena. Colpo propulsivo elimina corpi estranei. (foto loricoccolosa/flickr)   Leggi il seguito di questo post »

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